Purtroppo di vili affaristi non ce n'è uno solo, ma il mondo ne è pieno. Una prova di questo è stata la cosiddetta Expo 2015 di Milano. In quell'infame ed immonda distruzione di terreni agricoli per ingrassare gli speculatori, non certo per merito di quei delinquenti ma piuttosto nonostante loro, brillava una scintilla di buonsenso.
Su un muro esterno del padiglione di un paese arabo, non ricordo quale, era illustrato il metodo che abbiamo sviluppato per assicurare la sopravvivenza della vita umana su questo pianeta.
Tre generazioni, nonni, genitori e figli, si dividono i compiti:
i genitori, nel pieno delle forze, sono impegnati nella produzione;
i nonni, nel pieno della conoscenza, sono impegnati nella preparazione dei figli;
i figli, nel pieno dell'apprendimento, sono impegnati nella preparazione di sè stessi.
Con questo metodo, possiamo dedicare il massimo a tutto ciò che dobbiamo svolgere per sopravvivere.
Sul muro di quel padiglione, questo metodo era chiaro perché esemplificato da una civiltà semplice ed antica: mentre il padre pesca, il nonno insegna al figlio a pescare, ed il figlio impara dal nonno a pescare.
La chiarezza e la semplicità traggono facilmente in inganno, inducendo a non rendersi conto dell'importanza.
Al contrario, tutte le vere risposte sono fondamentalmente semplici.
Il fatto è che i nostri corpi nascono e muoiono, e la vita deve continuare; di conseguenza gli archi delle nostre vite devono unirsi per formare e sostenere il ponte sul quale la vita può proseguire.
Il ponte è solido, e quindi può sostenere la vita, solo se tutti gli archi sono solidi: se anche un solo arco crolla, il ponte crolla, e la vita finisce.
Il ponte è alto, e quindi può elevare la vita, solo se tutti gli archi sono alti: se anche un solo arco cede, il ponte cede, e la vita sprofonda.
Il metodo che abbiamo sviluppato è la staffetta generazionale.
Se funziona bene, la generazione seguente parte da dov'è arrivata la generazione precedente, e prosegue spendendo la propria energia nel progredire.
Se funziona male, la generazione seguente perde quello cui è arrivata la generazione precedente, e spreca la propria energia nel reinventare la ruota.
Se non funziona, la generazione seguente perde tutto, e spreca la propria energia nel ricominciare da zero.
Qualcuno ha espresso il punto in questo modo:
tempi difficili creano individui forti;
individui forti creano tempi facili;
tempi facili creano individui deboli;
individui deboli creano tempi difficili.
Vista così, la vita sembra corrispondere al mito di Sìsifo: dannarsi per spingere una pietra in cima ad una salita, solo per vederla precipitare a valle e poi ricominciare da capo.
Questo si chiama girare in tondo.
E quando ci si rende conto di stare girando in tondo è il momento di uscirne.
Il metodo che abbiamo sviluppato, esemplificato dalle tre generazioni, è permanente e costante, non prevede alti e bassi, e questo è tutto.
Come un motore, richiede una manutenzione costante per essere mantenuto permanentemente in condizioni ottimali; eventuali cali indicano manutenzione carente da rimediare prontamente, e questo è tutto.
Girare in tondo, alti e bassi, non sono nella natura delle cose, non sono normali, non sono inevitabili.
C'è solo qualcuno che cerca costantemente di convincerci del contrario. Lo stesso qualcuno che lavora costantemente per crearli.
Anche sabotando la staffetta generazionale.
Anche facendo in modo che tempi facili creino individui deboli.
Abbiamo capito.
Non importa chi sia il qualcuno che ha espresso il punto qui sopra, è il punto che conta, e quel qualcuno ha completato il punto così:
bisogna crescere guerrieri, non parassiti.
Quindi stavolta, invece di una cosa sola, ne faremo due.
Una è imparare a difendere ciò che conquistiamo, l'altra è non disimpararlo.
Una è invertire la tendenza: ripristinare la staffetta generazionale, restaurare il motore.
L'altra è non ricascarci più: non permettere più che venga sabotato. Imparare a riconoscere al volo sabotaggi e sabotatori, e ad agire di conseguenza.