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Ossessione del Controllo

L'ossessione del controllo è una delle principali caratteristiche dello stato d'essere in cui si trovano tanto il soppressivo quanto la mina vagante che il soppressivo è riuscito a rendere uguale a sè, e la sua importanza è tale che deve essere posta in evidenza così da ricevere la dovuta attenzione.

Il nome dice già tutto, nel senso che descrive interamente cos'è: l'individuo ha l'ossessione di controllare gli altri, un'ossessione che non lo abbandona un momento, che ogni momento è in cima alle sue priorità, l'ossessione di controllarli completamente e continuamente, imponendo loro il proprio volere in qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, sino all'ultimo dettaglio. L'ossessione di controllare tutti ossessivamente - e l'uso insistito qui della parola ossessione in ogni sua declinazione è voluto.
Questa è ad un tempo un'intenzione, ed un movente: avendo quest'intenzione, tutto ciò che tenta di fare agli altri è mosso da questo movente.

Ovviamente non bisogna farsi turlupinare dai loro espedienti: parte di ciò che fanno consiste nell'inventarsi di sana pianta, o nel gonfiare ad arte, tanto ragioni quanto circostanze che giustifichino la necessità di tutto quel controllo.
Ovviamente, si tratta di un caso da manuale di inversione di causa ed effetto: la verità è che la loro intenzione di controllare è la causa, e tali ragioni e circostanze sono l'effetto; non l'apparente contrario.

È un po' meno ovvio evidenziare che esistono due tipi di controllo ben distinti, buono e cattivo, che chi ha l'ossessione del controllo insegue il controllo cattivo, e che la sua ossessione finisce per mettere in cattiva luce il controllo buono. Anzi, addirittura, chi ha l'ossessione del controllo ha tutto l'interesse a mettere il controllo buono in cattiva luce. Vediamo come.
Imparare ad andare in bicicletta significa arrivare ad esercitare sulla bicicletta controllo buono: vai dove vuoi, e ti godi la bicicletta senza finire per terra.
Impedire di imparare ad andare in bicicletta significa ottenere il potere di esercitare controllo cattivo, e dire: "lo vedi che non sei capace, e che quindi - per il tuo bene, bada! - devi chiedere il permesso a me per qualsiasi cosa, io devo impedirti tutto, e nel poco che ti concedo devi fare come dico io?"
Per inciso, va da sè che da qui ad esigere un balzello in cambio di quel permesso è un attimo... vero?

Una delle prove del fatto che stiamo permettendo a dei criminali di governarci è che tutto quello che fanno è sempre contro di noi, mai a favore.
Ogni mattina, quando apriamo gli occhi, il nostro primo pensiero è "chissà cos'altro si saranno inventati oggi pur d'impedirci di vivere?" "Governare" e "danneggiare il popolo" sono sinonimi, e ci siamo ridotti ad augurarci che, almeno per oggi, non abbiano fatto nulla. Niente nuove, buone nuove; a questo siamo ridotti.
E se non lo pensiamo è solo perché siamo sprofondati nella rassegnazione abbastanza da persuaderci che essere governati da criminali che vogliono prima spremerci e poi sterminarci sia l'unico stato di cose possibile. E loro lo sanno. E vivono anche di questa nostra rassegnazione.

In tutto quello che fanno per danneggiarci, uno dei loro obiettivi principali è controllarci - controllo cattivo, inutile dirlo.
Per tosare la pecora, prima, e per sgozzarla, poi, devono tenerla ferma.
Più ferma la tengono, più lana, prima, e più sangue, poi, ne possono spremere, e con meno sforzo.
Di conseguenza, non solo tutto quello che i governanti fanno è per danneggiarci, ma, in particolare, la maggior parte di ciò che fanno è per schiavizzarci con il controllo cattivo.

Le caratteristiche di questo controllo cattivo ci aiutano non solo a riconoscerlo, ma anche a comprenderlo.
In una parola, è troppo.
Va da sè che troppo controllo significa anche controllo pervasivo, capillare, perverso, folle, distopico, schiavista, e tutti gli aggettivi che merita.
Ed in sostanza troppo significa che, invece di essere d'aiuto, è d'ostacolo; invece di risolvere problemi, i problemi li crea.
Qualcuno ha detto qualcosa del tipo: "io uso gli argini per rafforzare il flusso, non per ostacolarlo."
Malgrado tutta la propaganda per indurci a credere che ci sia bisogno di più controllo, tutti noi istintivamente sappiamo che c'è una giusta misura nel controllo, che il controllo buono è quel minimo sufficiente a far volare le cose, e che il controllo cattivo è l'eccesso che le fa schiantare.

... per non parlare della libertà, vero?
Dopotutto, non siamo nati ieri.

E allora perché mai uno dovrebbe insistere sul controllo cattivo?
Perché o c'è, o ci fa. ... o tutt'e due.

Sì, perché sia quello che ci vuole tosare che quello che ci vuole sgozzare sono entrambi criminali.

Criminali soppressivi.

Noi conosciamo la visione alterata della realtà della persona soppressiva.
E sappiamo anche che la persona soppressiva ha successo quando riesce a rendere la mina vagante uguale a sè.
Sappiamo quindi che, per entrambe, ogni altro essere è un nemico in procinto di attaccarle in qualunque momento.
Perciò, se prendiamo atto che, per quanto non corrispondente alla realtà, questo è comunque il loro punto di vista, e se ci mettiamo da questo punto di vista, la causa della loro ossessione del controllo diventa perfettamente chiara e logica:
Se ogni altro essere è un nemico in procinto di attaccarle in qualunque momento, allora ogni altro essere rappresenta un pericolo imminente e costante, e dev'essere reso inoffensivo.
Come qualunque fonte di pericolo, quindi:
primo, dev'essere tenuto sotto sorveglianza;
secondo, la sua pericolosità va minimizzata, rendendolo sempre meno libero, consapevole e capace;
terzo, ovunque ed appena possibile, dev'essere annientato definitivamente.

Per inciso, sempre ponendoci da questo punto di vista, emerge chiaramente un altro filo rosso: la guerra ad alcuni elementi ben precisi:

  • personalità
  • pensiero critico
  • iniziativa
  • movimento
  • velocità

Se per il criminale soppressivo ogni altro essere è un pericolo imminente e costante da rendere inoffensivo, una pecora da tener ferma per poterla prima tosare e poi sgozzare, è ovvio che:

  • più conformista è,
  • più acritica è,
  • più passiva è,
  • più lentamente si muove,
  • e meno si muove,

meglio è per i macellai - sia nella realtà concreta, sia nella loro visione distorta di essa.

Sempre per inciso, l'ossessione del controllo è in gran parte il movente di un altro cancro dell'Umanità: l'ossessione della conquista.
Dato che le comunità per sopravvivere hanno bisogno di una certa quantità di acqua, spazio ed altre risorse, è logico che cerchino di procurarsele; se il fatto che non ce ne sia abbastanza per tutti diventa motivo di conflitto, questo non è causato dalla scarsità, ma dai criminali soppressivi che fomentano lo scontro, perché il popolo sano coopererà e si ingegnerà per procurarne di più, ed in questa cooperazione tutti vogliono semplicemente campare, e campare in pace.
Se qualcuno cerca a tutti i costi di arrampicarsi sulle spalle degli altri, di piantare la sua bandiera in casa dei vicini, costui non è un condottiero da ammirare e seguire; costui è un sociopatico da isolare e neutralizzare.
E quali motivazioni possono spingere non solo a rubare nel piatto dei vicini invece di cooperare, ma addirittura ad andargli a dire: "voi siete di mia proprietà"?
La prima motivazione è la visione del mondo attualmente nota come neoliberismo: siamo tutti nemici in conflitto, e l'unica cosa che conta è il possesso materiale. Se il soppressivo riesce ad instillare negli altri quest'idea, ha avviato una produzione in serie di mine vaganti che si distruggeranno a vicenda.
La seconda motivazione è l'ossessione del controllo: perché mai dovrei avere la smania di dire al prossimo "voi siete di mia proprietà"? Per poterli controllare.

Ma non finisce qui. C'è dell'altro.
Soppressivi e mine vaganti gravi hanno dei complici. Molti complici. Troppi.
Sono le persone di tono basso.
Il ‘tono’ è lo stato d'essere dell'individuo, emozionale e generale. Così come c'è un ‘tono muscolare’, c'è un ‘tono mentale e spirituale’. Può essere basso, come in apatia, paura o collera; può essere medio, come in disinteresse o soddisfazione; e può essere alto, come in interesse, allegria od entusiasmo.
Il fatto è che questo stato d'essere abbraccia ogni aspetto del pensiero e del comportamento, non solo le emozioni. E di questo fa parte anche una sfaccettatura molto precisa: la tolleranza della quantità di movimento.
Nell'ambiente in cui ci troviamo è presente una data quantità di movimento: folla, traffico cittadino, rumori e musica, sono quantità di movimento elevate, spazi deserti e silenzi sono quantità di movimento basse.
Più il tono è alto, più alta è la quantità di movimento tollerata.
Più il tono è basso, più bassa è la quantità di movimento tollerata.
Un individuo di tono alto, come un bambino allegro ed entusiasta, cerca il movimento: grida, scherza, gioca, canta, corre, agisce.
Un individuo di tono basso, come un adulto con l'umore sottoterra, aborrisce il movimento: dice agli individui di tono alto di tacere, di star fermi, di non far rumore, di non agire.
La prima cosa da sapere è che è l'individuo di tono alto ad avere ragione, non quello di tono basso. Perché la sopravvivenza richiede azione, l'azione richiede energia, e l'energia richiede entusiasmo.
La seconda cosa da sapere è che gli individui di tono basso, sia individualmente che in gruppo, REPRIMENDO IL MOVIMENTO IN QUALSIASI FORMA, sono di fatto complici dei soppressivi e delle mine vaganti.

Questi sono l'ossessione del controllo, i suoi responsabili, il loro movente, ed i loro complici.
A cosa serve conoscerli?

Primo, un problema non si risolve definitivamente fino a che non viene individuata e rimossa la sua vera causa fondamentale; secondo, conoscendolo si è più efficaci, concentrandosi sui punti giusti, invece che su quelli sbagliati disseminati da soppressivi e mine vaganti proprio per confondere e far perdere le tracce di quelli giusti: loro stessi.
Sapendo questo, sappiamo anche un paio d'altre cose:
I sostenitori del controllo cattivo, ossessivo, o sono soppressivi o sono mine vaganti, e da soli non si fermeranno;
il controllo cattivo, ossessivo, è soppressivo e dev'essere sradicato e prevenuto, non giustificato;
se non ci assumiamo personalmente la responsabilità di far questo, siamo condannati.

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