L'età difficile va salvaguardata, non saltata.
Sia perché saltarla produce tutti i danni del gradino saltato nella vita futura del singolo, e di conseguenza della società, sia perché per diventare adulti va affrontata e risolta.
Quello che dobbiamo fare, oltre a salvaguardarla, è aiutare ad affrontarla.
Per far questo, uno strumento è la responsabilità, ed alcuni principi base in merito sono questi:
- Responsabilità non è colpa: è riconoscere di essere causa.
- Non c'è un limite minimo di età per la responsabilità.
- Responsabilità e giocosità non si escludono a vicenda.
- Supervisionare non significa scavalcare: l'obiettivo è che il bambino eserciti con successo la propria responsabilità sulle aree affidategli, quindi supervisionarlo significa aiutarlo ad assumersela, non scavalcarlo.
Man mano che, ed in misura di quanto il bambino è in grado di capire e di assumersi responsabilità, si possono affidare delle aree alla sua responsabilità.
Tutte le abilità dell'individuo sono in proporzione al suo tono generale: spirituale, emozionale e fisico; un tono che ha in fondo l'apatia ed in cima allegria ed entusiasmo. Di conseguenza, tanto più è di tono alto, allegro ed entusiasta, tanto più è in grado di assumersi responsabilità con successo.
Quindi non solo responsabilità e giocosità non si escludono a vicenda, ma anzi al contrario procedono di pari passo.
E quindi non bisogna temere che responsabilizzandolo gli si impedisca di giocare. Perché sia la giocosità che la responsabilità dipendono dal tono, e responsabilizzarlo lo fa salire, perché gli permette di dimostrare a sè stesso il proprio valore.