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Personalità Artificiale

Non è cosa banale dire che ognuno è sé stesso, perché si può non essere sé stessi, ed in quello stato si possono provocare un sacco di guai.

Con "personalità fondamentale" s'intende appunto sè stessi: chi si è veramente, e fortunatamente la personalità fondamentale ha la testa sulle spalle.
Incidentalmente, è per questo che riportare gli individui alla loro personalità fondamentale è un'ottima cosa: una volta "in sè", si comporteranno in modo etico e sensato spontaneamente, di propria iniziativa.

Con "personalità artificiale" s'intende qualunque altra "identità", e qui il termine identità è fra virgolette perché in questo caso si tratta di una identità appunto artificiale: l'individuo in realtà è sempre sé stesso, ma è in una condizione nella quale "indossa", ha assunto una personalità artificiale che si sovrappone a quella fondamentale, mascherandola.

E sfortunatamente la personalità artificiale solitamente NON ha la testa sulle spalle; essa è essenzialmente un automatismo, che come tale si comporta come programmato, e solitamente le personalità artificiali si creano in circostanze nelle quali ricevono programmi demenziali, e soprattutto distruttivi.
La personailtà artificiale è come la cristallizzazione di un istante di follia, un istante di per sé passeggero nel quale si esce di senno e si danno i numeri, che si fissa in una intera personalità che contiene solo quell'istante fuori di senno, e che come tale continuerà a perpetuarlo tale e quale. Uno subisce una sconfitta che per un attimo lo sopraffà, in quell'attimo il suo stato d'animo è "Gliela farò vedere io!", e questo istante si cristallizza in una personalità artificiale la quale, se prenderà il controllo dell'individuo, gli darà come unica motivazione in qualsiasi ambito e circostanza "Gliela farò vedere io!" Una motivazione sì unica, ma anche sottostante e quindi non facilmente riconoscibile; inoltre la personalità artificiale piegherà l'intelligenza dell'individuo a servire questa motivazione, per cui essa risulterà ancora meglio nascosta perché impacchettata in tutte le giustificazioni possibili ed immaginabili che l'intelligenza della persona saprà confezionare per, appunto, giustificare questa assurdità distruttiva. Per definizione, infatti, giustificare significa rendere giusto, sensato, e se qualcosa ha bisogno di essere reso giusto e sensato, questo implica che in primo luogo giusto e sensato non è.

Il tutto può essere reso più complicato dalla molteplicità delle personalità artificiali: non è l'eccezione, ma piuttosto la regola che un individuo che non è sé stesso sia sotto il controllo di un assortimento di personalità artificiali piuttosto che di una sola, e che quindi se ne vada in giro motivato da un mosaico di "Gliela farò vedere io" non solo vari ed assortiti, ma anche combinati in modo pressoché casuale, piuttosto che da uno solo.

Nella molteplicità delle personalità artificiali ci sono degli elementi comuni e di base, che come tali rendono il quadro più semplice. Questo riferimento descrive una coppia di questi:

“Vincente” e “perdente”, la faida per contagio della miseria umana (7 pagine)

Ogni risvolto della personalità artificiale è grave in ragione delle sue conseguenza, ma forse vale la pena citarne uno in particolare, tratto da pagina 5 del riferimento sopraindicato: quando la denuncia si trasforma in complicità.
La vittima si trasforma in carnefice, e la mina vagante inizia ad esercitare la soppressione subita contro sé stessa e contro gli altri:

"Un caso tipico ed un esempio impressionante di questo è quello degli artisti. È un caso orribile per le sue conseguenze per la società nel suo insieme, cioè tutti noi, a causa del loro ruolo di ispirazione: gli artisti affollano la sua prima linea, ma nelle retrovie si possono trovare anche quasi tutti gli altri. Gli artisti e l’arte si possono osservare spostarsi dal denunciare il male al diventare così abituati a qualsiasi tipo di comportamento autodistruttivo e socialmente distruttivo come la maniera in cui stanno le cose, che finiscono per santificare il male e ridicolizzare e combattere il fare qualcosa in proposito. È stato detto: “Vae Victis, guai ai vinti. Va benissimo combattere l’ingiustizia e ciascuno di noi dovrebbe farlo, ma guai a venire sconfitti e spinti nell’apatia inconsapevole o senza speranza, perché uno DIVENTA ciò che ha combattuto senza successo.” Se ne deduce quindi che la soluzione sta nel rimanere consapevoli, mai perdere la speranza, e vincere contro l’ingiustizia."

Ai fini del comportamento e dei suoi moventi, la differenza fra personalità fondamentale ed artificiale è la stessa che passa fra un essere ed una macchina: nel caso di un essere, c'è qualcuno lì; nel caso di una macchina, lì non c'è nessuno.

Questo fa tutta la differenza:

Un essere ha una personalità fondamentale con la testa sulle spalle, è causa, ed ha potere di scelta.
C'è qualcuno lì: se un essere vede un passeggino sulle strisce pedonali, si ferma.

Una macchina ha una personalità artificiale senza una testa sulle spalle, è effetto, e non ha potere di scelta.
Non c'è nessuno lì: se una macchina vede un passeggino sulle strisce pedonali, fa quel che dice il programma.

Abbiamo quindi il caso di individui che perseguono motivazioni assurde e distruttive, dettate da personalità artificiali che hanno preso il controllo, e nei quali "non c'è nessuno lì", a meno che non si riesca a far riacquistare il controllo alla loro personalità fondamentale.


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