Definizioni:
Stato dell'arte: il meglio al momento in un dato ambito. Esempio: con la linea di produzione che abbiamo oggi, i prodotti difettosi sono sempre sotto l'uno percento del totale.
Standard: il livello minimo in un dato ambito. Esempio: chiunque abbia la patente sa come comportarsi ai semafori.
Lo scopo dello stato dell'arte e degli standard è ottenere il massimo dalle risorse a disposizione. Il massimo in termini di quantità, il massimo in termini di qualità, il massimo in termini di costanza dei risultati, e quindi di affidabilità. La massima quantità, qualità e costanza del pane prodotto, in modo che la maggior quantità possibile di persone possa mangiare pane buono e sano, sfamarsi e stare bene.
Questo comporta rendere anche lo stato dell'arte uno standard: fare cioè in modo che il meglio al momento sia lo standard dappertutto.
Lo stato dell'arte è sempre al momento: per sua intrinseca natura può sempre essere migliorato. E quindi anche gli standard possono sempre essere migliorati.
Se i miglioramenti dello stato dell'arte e degli standard non vengono gestiti, si generano differenze, disallineamenti e caos, che sono distruttivi. Di conseguenza i miglioramenti vanno gestiti attraverso progetti pilota ed aggiornamenti: i miglioramenti dello stato dell'arte vengono collaudati in aree "pilota", ristrette e separate dal grosso dell'area, mentre quest'ultimo continua a procedere in maniera ordinata in base allo stato dell'arte ed agli standard in vigore; quando i miglioramenti dello stato dell'arte sono stati collaudati e possono entrare in vigore, allora si aggiorna lo stato dell'arte in vigore, e si procede in maniera ordinata all'aggiornamento degli standard in vigore nel grosso dell'area.
Va da sè che il collaudo di uno stato dell'arte comporta che esso dia prova di sè nei fatti, in modo oggettivo, tangibile e dimostrabile, prima di diventare il nuovo stato dell'arte ed il nuovo standard.
Qui è dove lo stato dell'arte e gli standard si contrappongono al problema corrispondente: opinioni ed arbitrari.